Via Francigena

942 km. 11 giorni, 2 camere d’aria, 6 pile aaa per il gps, 3 sticks per forature, 1 bomboletta di grasso, 3 t-shirt di ricambio, 1 tuta, 1 pile, 2 completi da bici, 1 completo gore-tex per la pioggia, un piumino, il mio cappello in lana storico e portafortuna, visiera da sole, casco, occhiali, guanti, kit medico e kit riparazione.

Non sono molto credente o meglio, credo in qualcosa dopo la vita, sarebbe stupido che tutta questa energia che abbiamo o creiamo non venga trasformata o usata in seguito.

Sono partito quindi con l’idea di ritrovare un po’ me stesso, di aver del tempo per pensare e per guardare/visitare il bel paese in cui vivo.

Il viaggio in bici sapevo mi avrebbe aiutato. Le velocità sono state di 5-15-50 km/h e non di 100-150-300-1000 km/h.

Quindi ore in bici a guardarsi attorno ed a pensare alle mie bimbe, alla mia compagna, alla mia famiglia, agli amici, al lavoro, ai vari problemi che come tutti abbiamo ed al domani.

Undici giorni trascorsi a pedalare in mezzo ad una stupenda Italia che meriterebbe molto di più da chi ci rappresenta.

Sulla strada ci hanno raggiunto amici ma abbiamo trovato anche nuovi amici, fa un po’ parte del viaggiare e del saper viaggiare.

Gli imprevisti, anch’essi, fanno parte del sapersi muovere con così poca roba. Ruote bucate, catene che si bloccano, la terra argillosa della Toscana che diventa cemento armato sugli ingranaggi, il caos delle città, il gps che si spegne quando non si deve spegnere, la pioggia torrenziale presa un giorno, le clacsonate che ti fanno alzare dal sellino dalla paura e come immediata ed istintiva conseguenza alzare il dito medio, il male al sedere che ormai ha la forma di un sellino curato con le pomate delle bambine…

Ma poi, i colori dell’autunno, i campi coltivati ed i campi a riposo, le risaie, i canali, i ruscelli, le cascine, i vigneti, i frutteti, la pianura piemontese ed emiliana, le colline lavorate toscane, quelle laziali, i prodotti tipici, le trattorie, le osterie, i vari dialetti, le varie tradizioni, i monumenti, il passato ma anche il futuro, l’Italia.

Abbiamo uno dei più bei paesi al Mondo, il più vario in soli 1000 km, la cucina più unica semplice e raffinata che esista, siamo regionalisti nell’animo ma nazionalisti nel cuore. Ognuno difende ed ama la propria regione di appartenenza.

Ne difende le tradizioni, la cultura, la cucina ed io per primo.

Viviamo nell’era 4.0 dove tutto ormai corre veloce, dove ormai il pesce piccolo non viene più mangiato dal pesce grande ma è il pesce più veloce a mangiare il pesce lento, piccolo o grande che sia.

Non so se questo futuro così “fast” ci porterà da qualche parte, basterebbe un blackout e torneremmo tutti all’età del ferro. Un Era nella quale chi non è capace a cambiarsi una camera d’aria o sistemarsi la catena sarebbe un pesce lento.

Ho Amato la via Francigena per il tempo che ha saputo dedicarmi, per il tempo lento che ha cadenzato le mie giornate.

Provare per credere…

Buona Strada! Thommy

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: